Occupata Ca’ Farsetti

Senza sindaco, senza assessori ma, in compenso, sull’orlo della bancarotta. Tira brutta aria sul Comune di Venezia, commissariato dopo lo scandalo del Mose. E poco importa chi sederà sulla poltrona di Primo cittadino, dopo le elezioni primaverile. Stavolta non ci sono conigli da estrarre dal capello, stavolta. Far quadrare il cerchio attorno ad un bilancio stretto nel nodo scorsoio del Patto di Stabilità è una operazione impossibile. Si rischia di chiudere baracca e burattini. Anche perché, nonostante una marea di promesse di vari ministri, deputati e senatori, Matteo Renzi ha annunciato che il Governo non varerà nessun decreto Salva Venezia.

Un default annunciato quindi, che, come prime vittime, mieterà i lavoratori comunali. Ecco il perché dell’iniziativa di ieri sera quando, in pieno carnevale, i lavoratori auto organizzati Cobas hanno deciso di occupare Ca’  Farsetti per costringere il Governo a gettare la maschera. A poco è valso il grosso cordone di polizia a presidio del portone del palazzo. Un centinaio di lavoratori è entrato per la porta sul retro e si è accampato nel bel mezzo della sala del consiglio comunale, decisa a tener duro sino ad una assemblea cittadina prevista per questo pomeriggio.

Una assemblea cittadina, per l’appunto, perché un Comune in bancarotta non riguarda solo i dipendenti pubblici ma l’intera Venezia che si troverà a non avere più quei servizi essenziali che già sono stati ridotti all’osso dal commissario Vittorio Zappalorto. Da ieri Ca’ Farsetti è tornata ad essere la casa dei veneziani aprendo uno spazio per un confronto aperto non solo al dipendenti ma anche  alla cittadinanza attiva, ai movimenti ambientalisti, agli spazi sociali. A tutti coloro insomma che sin dall’inizio hanno denunciato lo scandalo di un’opera come il Mose che non ha portato nessun beneficio alla laguna e alla sua gente ma è servita solo a dirottare i fondi per la salvaguardia nelle tasche di politici tangentari e di aziende in odor di mafia.

“Non parlateci della crisi che i soldi ci sono – ha commentato Mattia Donadel, uno dei portavoce degli occupanti -. Spendiamoli per il welfare, per la tutela dell’ambiente, per il lavoro, invece di continuare a finanziare una politica delle Grandi Opere che non ha devastato solo l’ambiente e l’economia ma anche la stessa democrazia italiana”.