Porto Tolle: condannati gli ex amministratori di Enel per disastro colposo

A Porto Tolle ci fu un disastro ambientale colposo. Per anni, nonostante le denunce degli ambientalisti e dei comitati cittadini, la centrale che funzionò prima a zolfo e gasolio e poi, dal ’95, a orimulsion, avvelenò l’aria danneggiando il delicato ambiente del Delta del Po e causando gravi patologie alla popolazione e, in particolare, all’infanzia. Lo ha stabilito il tribunale di Rovigo che ha condannato ieri in primo grado gli ex vertici di Enel, Franco Tatò e Paolo Scaroni, attuale amministratore delegato di Eni, a tre anni di reclusione con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Inoltre, Enel è stata condannata a pagare una penale di 3,6 milioni di euro.
Assolto l’attuale amministratore di Enel, Fulvio Conti, assolto per mancanza di elementi oggettivi.

Una sentenza controcorrente per un Paese come il nostro dove i reati ambientali non trovano mai troppo seguito nelle aule di giustizia, in particolare quando sui banchi degli imputati siedono potenti manager pubblici. Questa volta invece, grazie alla perseveranza di associazioni come Legambiente, Green Peace, Italia Nostra e Wwf che si sono costituite parte civile, è arrivata una condanna dura che sposa in pieno le tesi degli ambientalisti.

Esterrefatti per una sentenza che incrina la loro “teutonica fiducia sulla Giustizia” si sono detti i due ex amministratori delegati di Enel che annunciano ricorsi e controricorsi. “La centrale Enel di Porto Tolle ha sempre rispettato gli standard in vigore anche all’epoca dei fatti ha sostenuto l’avvocato difensore di Scaroni, Alberto Moro Visconti, – I reati contestati non sussistono, peraltro sono così risalenti nel tempo che, se ci fossero stati, oggi avrebbero dovuto essere dichiarati prescritti”. Traduzione: quel giorno non c’ero e se c’ero dormivo.
Tutto da vedere se la condanna peserà sulla riconferma di Paolo Scaroni al vertice di Eni. Il premier Matteo Renzi non si è ancora pronunciato a riguardo pur se ha sostenuto la necessità di rispettare le sentenze della magistratura.

Comunque vada per la carriera manageriale di Scaroni, questa rimane una sentenza storica che per la prima volta stabilisce un nesso tra le emissioni di una centrale e l’aumento di patologie nella popolazione locale.
Una sentenza che seppellisce definitivamente i progetti di Enel di riconvertire a carbone, la fonte energetica più inquinante per l’ambiente e dannosa per la salute, la centrale di Porto Tolle.
Una riconversione che, si legge in una nota diffusa dalle associazioni ambientaliste, “non risponde ad alcuna necessità energetica del Paese, non ha fondamento in termini di strategia industriale e consegnerebbe il Polesine a un modello di sviluppo già dimostratosi perdente e dannoso”. Un progetto che, qualche settimana fa, era stato bocciato pure dalla commissione Via del ministero per l’Ambiente.

Ancora una volta, agli ambientalisti resta la magra soddisfazione di poter dire, trent’anni dopo, “visto che avevamo ragione noi?” e l’ancor più magra considerazione che c’è voluta la magistratura per dimostrarlo.