Trasparenza e mobilitazione. Così Venezia si prepara a sbarrare il passo alle Grandi Navi

La nostra forza la trasparenza. La nostra arma la mobilitazione.
Ancora una volta i veneziani hanno risposto con forza all’appello del comitato No Grandi Navi partecipando numerosi all’assemblea organizzativa in preparazione della mobilitazione di sabato 7 e domenica 8 giugno, e riempiendo questo pomeriggio la capiente sala San Leonardo.
La discussione ha preso spunto dalle due notizie diffusesi nell’ultima settimana e che sono state ricordate da Marta Canino nel suo discorso d’apertura: il nulla di fatto con il quale si è conclusa l’ultima riunione del Comitatone che dimostra che non è quello il luogo in cui vengono prese le decisioni, considerando che intanto che si discutele Grandi navi continuano a devastare la città, il parere negativo della commissione Via sullo scavo del Contorta. Parere tenuto segreto sino all’ultimo dal Governo.
Proprio la segretezza con la quale i Poteri Forti stanno trattando la questione, non di rado umiliando gli stessi tecnici ministeriali, come ha sottolineato la docente Andreina Zitelli, è un elemento fortemente indicativo della crisi in cui è precipitata la nostra democrazia. O meglio, quel che ne rimane. “Il nostro diritto alla trasparenza è violato di continuo – ha affermato la studiosa – Siamo di fronte a pareri segreti su progetti sconosciuti. A questo punto, è lecito sollevare anche una questione di credibilità oltre che di conflitto di interessi, visto che si sono amministratori con diritto di voto che sono anche presentatori di progetti”. “Per questo – ha concluso la professoressa Zitelli – invito tutti a diffondere i documenti e i pareri tecnici. Leggiamoli e facciamoli leggere. Documentiamoci e, magari, traduciamoli in inglese per farli leggere a tutte quelle associazioni e quei gruppi che, fuori dall’Italia, hanno a cuore la laguna di Venezia perché la considerano, e a ragione, un patrimonio dell’umanità”.
Trasparenza, quindi. Trasparenza e diffusione delle notizie contro quei poteri che lavorano nell’ombra perché non troverebbero terreno fertile nella democrazia e nella partecipazione.
Il secondo punto è la mobilitazione. Una mobilitazione forte e diffusa. Pacifica ma determinata. Una mobilitazione la cui necessità è stata rimarcata in tutti gli interventi. “Con le Grandi Navi si ripete tutto quel circo di malaffare che circonda le Grandi Opere di cui siamo stati spettatori in tante altre occasioni. Dal Mose al recente Expo. Tra una ventina d’anni verrà a Venezia qualche presidente di Consiglio a chiederci scusa per il Mose. Facciamo in modo che non debba scusarsi anche per i danni provocati dalle Grandi Navi – ha spiegato Armando Danella – Di fronte ad un sistema che premia l’illegalità e viola tutti le convenzioni italiane ed europee di trasparenza, non bastano i richiami alla legalità. Serve una mobilitazione che coinvolga l’intera città”.

Quella stessa mobilitazione che comincerà sin da sabato prossimo, con la partecipazione del comitato No Grandi Navi alla manifestazione che si svolgerà a Roma in difesa dei Beni Comuni. Perché anche la laguna di Venezia è un bene comune. Come già per per l’acqua, si scrive Grandi navi si legge Democrazia.