Ride With Us sulle piste della Val Venosta. Croci e delizie della monocoltura delle mele

Qui a #RideWithUs2019 è ufficialmente arrivato l’autunno. Dopo una notte di pioggia Merano si sveglia colorata dai toni caldi delle foglie che ingialliscono. È incredibile come il panorama sia cambiato in poche ore, ce ne accorgeremo ancora di più lungo il tracciato…

Partiamo, dopo aver salutato chi rientra alla base, sotto una pioggia fitta ma leggera ed un cielo che sembra voler caderci addosso tanto basse sono le nuvole.

La Ciclabile della Val Venosta, sull’argine dell’Adige, ci offre subito modo di scaldare i muscoli con i sette spettacolari tornanti che portano verso Algund/Lagundo. Ed è subito bagarre, il gruppo si spezza, davanti è battaglia per il GPM, dietro per arrivare in cima. La strada si arrampica su un pendio che sembra un dipinto di Klimt o di Kandinsky, alberature di varie essenze e forme fanno ombra ad aree sosta, panchine e aiuole ad ogni svolta.

In cima ci si sveste e ci si ricompatta. Si riparte. Il tempo è clemente, la pioggia ci dà tregua e si prosegue in falsopiano tra meleti a perdita d’occhio.

La monocoltura intensiva delle mele è, da queste parti, croce e delizia. Tesoro economico e cultura popolare del territorio da un lato ma anche sfruttamento del suolo (qui per fortuna i dati sullo sfruttamento lavorativo sembrano meno drammatici di quelli del Trentino), perdita di antiche ma poco commerciali varietà in luogo di frutti ibridi più adatti al gusto dei consumatori e, soprattutto, lotta trentennale ai pesticidi.

Iniziata a fine anni ottanta con un referendum che non arrivò al quorum, la battaglia per la salute di abitanti e consumatori verrà vinta nel 2014 con un secondo referendum promosso da comitati e dal comune di Mala/Malles Venosta e stravinto con il 74% di voti favorevoli all’abbandono della chimica di sintesi sul 70% degli aventi diritto.

La guerriglia legale di alcuni produttori contro l’esito referendario si è conclusa proprio pochi mesi fa in tribunale con una nuova vittoria dell’ambiente sul business ma la strada, pur segnata, è ancora lunga.

Di questo avremmo dovuto e voluto parlare con il sindaco di Mals/Malles Venosta ma un imprevisto viaggio di lavoro oltralpe ha fatto saltare l’incontro.

Ci concentriamo quindi sugli aspetti turisico-paesaggistici di questa frazione che di certo non mancano. Il sistema integrato di trasporto, ferrovia+bici d’estate, ferrovia e funivia in inverno, è un fiore all’occhiello della sostenibilità ed è stato pensato sia per minimizzare l’impatto del traffico turistico, sia per valorizzare l’offerta.

È ovviamente calibrato anche sulle esigenze locali ed è molto bello vedere studenti e genitori scendere dal treno ed inforcare la bici di ritorno da scuola e lavoro.

Ad un tratto, poi, la pista abbandona le zone antropizzate e si inoltra, già nel territorio del parco nazionale dello Stelvio, in un bosco meraviglioso. Il percorso, sterrato ma perfetto, si inerpica in una vallata incantata, lontana da case e strade, per diversi km. Uno scenario fiabesco!

Usciti dalla foresta, torniamo ad attraversare senza fretta meleti e paesini fino a quella meraviglia medievale che è Glürns/Glorenza, tutta cinta da mura. Un gioiello da cui si entra ed esce da antiche porte ancora perfettamente funzionanti.

Adesso è ora di concentrarsi sulla strada però. Se le salite precedenti erano infatti toste ma relativamente brevi, da qui iniziano le rampe che ci porteranno ai 1450 metri del lago di Sankt Valentin an der Haide, frazione del comune di Curon Venosta, arrivo di tappa odierno.

Il gruppo esplode già prima di arrivare a Malles e le dure rampe dentro il paese mettono tutti a dura prova. Lasciamo la Ciclabile che continua andando a toccare i paesini sul lato sinistro della vallata, tra rampe assassine e contropendenze pericolose, per la statale che sale più regolare. Siamo in mezzo a nuvole bassissime e la pioggia ritorna a bagnarci le polveri. Anche quelle sottili, beninteso.

Nella nebbia ciascuno è solo nello sforzo della salita. Poi all’improvviso il cielo si apre sulle vette e sulla vallata, i colori autunnali esplodono nei boschi di larici e nonostante un forte vento contrario, uno ad uno tagliamo il traguardo.

L’hotel Lamm è una coccola dopo tanta fatica. Chi si rilassa tra una sauna e un bagno turco, chi si riscalda con tè e tisane, chi festeggia con una birra. E, dopo una lauta cena tipica, è l’ora del briefing: la tappa di domani è impegnativa, il meteo annuncia pioggia, molta, e abbiamo orari stringenti per la navetta ferroviaria che ci farà bypassare il già innevato Fuorn Pass (ad oltre 2200 metri di quota).

Colazione anticipata e indicazioni precise, alle 14 dobbiamo essere a Lavin, in mezzo una salita di 7 km al 7% medio…. La sveglia suona presto per Davos!

Franz Peverieri

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