Il Brasile mette all’asta 29.300 km2 di licenze petrolifere dove ci sono barriere coralline protette

Particolarmente a rischio i coralli e le mangrovie della Região dos Abrolhos dove si fermò Darwin

Il 20 agosto, mentre il mondo guardava finalmente preoccupato all’Amazzonia in fiamme. Conexão-Abrolhos, uno coalizione formata da alcune delle principali associazioni brasiliane – Conservação Internacional (CI-Brasil), Oceana no Brasil, Rare, SOS Mata Atlântica e Wwf Brasil – che si occupano di salvaguardia del mare, aveva lanciato un allarme sulle multinazionali che intendono partecipare alla 16ª Rodada de Licitações de Blocos Exploratórios dell’Agência Nacional do Petróleo, Gás Natural e Biocombustíveis (ANP), una gara di assegnazione di concessioni petrolifere offshore che dovrebbe tenersi il 10 di ottobre.

Allarme ignorato dalla stessa ANP che il 26 agosto ha pubblicato sul Diário Oficial da União, la lista delle 12 prime imprese iscritte alla gara per le concessioni. Si tratta di 36 blocchi per l’esplorazione di petrolio e gas nei sedimenti marini di Pernambuco-Paraíba, Jacuípe (Espírito Santo), Campos e Santos (São Paulo) e Camamu-Almada (Bahia), in tutto 29.300 km2 di fronte alle coste brasiliane.

Attualmente, alla 16ª Rodada dell’ANP hanno chiesto di partecipare:  BP Energy do Brasil Ltda; Chevron Brasil Óleo e Gás Ltda.; CNOOC Petroleum Brasil Ltda.; Ecopetrol Óleo e Gás do Brasil Ltda.; Equinor Brasil Energia Ltda.; Exxonmobil Exploração Brasil Ltda. ; Karoon Petróleo & Gás Ltda.; Petróleo Brasileiro S.A. – Petrobras; QPI Brasil Petróleo Ltda.; Repsol Exploração Brasil Ltda.; Shell Brasil Petróleo Ltda e Total E&P do Brasil Ltda.  A eccezione di Petrobrás, sono tutte multinazionali straniere e sono state approvate dal Comissão Especial de Licitação (CEL) del governo sovranista di estrema destra brasiliano di Jair Bolsonaro. Restano da esaminare altre richieste di partecipazione, ma secondo la CEL «Le imprese iscritte rispettano tutte i requisiti richiesti nell’avviso e sono atte a partecipare all’asta».

Gli ambientalisti e le associazioni che difendono le comunità locali sono preoccupati soprattutto per la regione di Camamu-Almada, dove ci sono 4 blocchi contestati dal punto di vista socio-ambientale perché l’area è quella che influenza le barriere coralline di Royal Charlotte e Abrolhos, una delle zone con maggiore biodiversità di tutto l’Atlantico del sud.
Il Wwf Brasil denuncia che «In caso di incidente con sversamento di petrolio, gli impatti potrebbero estendersi dal litorale nord di Bahia, area a elevata sensibilità ambientale, fino alla costa di Espírito Santo, inclusa tutta la Região dos Abrolhos, mettendo a rischio la maggiore barriera corallina dell’Atlântico Sul, mangrovieti, specie minacciate di estinzione, insieme a tutta l’economia della pesca artigianale e del turismo nella regione».

Un documento diffuso da Conexão-Abrolhos ricorda che «Ad aprile di quest’anno, il governo federale ha autorizzato l’inclusione di 4 blocchi esplorativi di petrolio e gas nei bassi sedimenti di Camamu-Almada, andando contro al parere degli specialisti dell’Ibama (Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis, ndr). Firmata dal direttore generale dell’Agência Nacional de Petróleo, Décio Oddone, e dal presidente dell’Ibama, Eduardo Bim, l’autorizzazione riconosce il rischio di uno sversamento accidentale che raggiungerebbe “in un breve spazio di tempo importanti aree con specie endemiche e minacciate”, ma, nonostante questo, dà il via libera all’inclusione delle aree in prossimità della Região dos Abrolhos nel pacchetto della 16a Rodada de Licitações». Una decisione che scavalca la raccomandazione tecnica dell’agenzia ambientale brasiliana secondo la quale il bando per i due blocchi doveva essere proceduto da studi strategici sottoforma di una preventiva valutazione ambientale.

Conexão-Abrolhos ammonisce: «Se ci sono rischi per l’ambiente e le persone che vivono nella regione, la decisione di mettere all’asta aree vicina ad Abrolhos, sono anche un allarme per le imprese». Secondo la coalizione socio-ambientalista, «Il processo è circondato dall’incertezza giuridica, in quanto il governo offre aree che non sa per certo che potrà fornire alle compagnie. C’è un precedente alla foce del Rio delle Amazzoni, dove a una compagnia petrolifera francese (Total, ndr) è stata negata la licenza ambientale per l’esplorazione di petrolio nella regione, anche se aveva sborsato circa 250 milioni di Real come bonus al governo per partecipare all’asta».

A Camamu-Almada si registra già un’attività dell’industria petrolifera, ma non produce ancora petrolio. Il campo Manati, gestito da Petrobras e Queiroz Galvão, produce l’equivalente del 30% della domanda di gas naturale del Brasile e 4 quattro campi sono in fase di sviluppo per la produzione di petrolio e gas. Entro febbraio di quest’anno, l’agenzia di regolamentazione brasiliana ha contato la trivellazione di 120 pozzi nel bacino.  Guilherme Dutra, direttore strategia costiera e marina di CI-Brasil, sottolinea che «Esplorare petrolio in aree che rappresentano un rischio per la regione sarebbe dannoso  sia per l’immagine e la reputazione delle compagnie interessate, sia per l’ambiente maino e per le circa 100.000 persone che vivono di turismo e di pesca nella regione».

160 anni prima che la regione degli Abrolhos  fosse dichiarata di “Estrema Importanza Biologica” dal ministero dell’ambiente brasiliano,  il giovane naturalista Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione delle specie, passò per l’arcipelago a bordo del Beagle e notò la enorme varietà di specie nelle isole e un fondo marino allora ricoperto da enormi coralli cervello (Mussismilia braziliensis) una specie endemica di questa regione marina che forma strutture molto caratteristiche nelle barriere coralline di Abrolhos, con conglomerati viventi di  50 metri di diametro e di 25 metri di altezza. Il Complexo de Abrolhos é riconosciuto come l’area più estesa e biologicamente più ricca delle barriere coralline dell’Atlantico meridionale. Le barriere coralline sono distribuite in due archi, uno costiero  tra i 10 e i 20 Km dalla costa e uno esterno a circa 70 Km  ad est delle Ilhas de Abrolhos.

In questo paradiso marino e insulare vivono numerose specie endemiche di coralli, molluschi e crostacei  e tartarughe e uccelli marini e cetacei minacciati di estinzione. Abrolhos è anche conosciuta come la principale area di riproduzione delle megattere (Megaptera novaeangliae) in questa regione dell’oceano.  Il “Levantamento da biodiversidade do Banco de Abrolhos”, pubblicato nel 2006 da Conservation Internacional ha censito 1.300 specie, 45 delle quali minacciate secondo la Lista Rossa Iucn e/o l’Ibama.
Lungo la costa, soprattutto nello Stato di Bahia, c’è un altro ecosistema molto importante: le foreste di mangrovie che sono considerate la nursery della vita marina, hanno una grande produttività e sono fondamentali per la pesca artigianale. Inoltre i mangrovieti svolgono un ruolo importantissimo nell’assorbimento del carbonio dall’atmosfera e nella protezione della costa da tempeste, inondazioni ed erosioni.

La barriera corallina è parzialmente protetta dal Parque Nacional Marinho dos Abrolhos, istituito nel 1983, e  dalla Reserva Extrativista (RESEX) Marinha de Corumbau, istituita nel 2000. I mangrovieti sono protetti principalmente dalle RESEX Canavieiras e Cassurubá. Tutte queste forme di protezione hanno avuto un grande impatto positivo per il turismo e la pesca sostenibile nella regione.
Anna Carolina Lobo, responsabile del Programa Mata Atlântico e Marinho del Wwf Brasil, conclude: «La conservazione degli ambienti costieri e marini della regione di Abrolhos è fondamentale per generare posti di lavoro e reddito.  Tanto la pesca quanto il turismo di osservazione della natura sono attività che muovono l’economia della regione, rispecchiando ciò che accade in altri Paesi. In tutto il mondo, il contributo diretto delle barriere coralline all’industria del turismo é di 36 miliardi di dollari all’anno, oltre a finanziare la creazione di 6 milioni di posti di lavoro diretti legati alla pesca, generando 6 miliardi di entrate annue».

Tratto da GreenReport

 

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