COP 25 termina ai rigori: delusi i movimenti e gli scienziati

COP 25 approva il Chile Madrid Time for Action. Mai un vertice sul clima è durato così a lungo. Delusione nella società civile e negli Stati più vulnerabili per gli scarsi risultati. A che punto siamo con l’applicazione dell’Accordo di Parigi?

di Luca Lombroso – Due settimane di negoziati non sono bastati a concludere nei tempi prestabili i negoziati. Da calendario prevista per venerdì sera, la plenaria conclusiva è slittata più volte e ha preso avvio solo domenica mattina alle 9. L’unico precedente in cui una COP è andata così a lungo fu nel 2011, a COP 17, quando la piattaforma di Durban fu approvata solo all’alba della domenica della seconda settimana di lavori.

La presidenza cilena della COP ha dilazionati i tempi nel tentativo di sanare i forti contrasti sorti sui temi dell’art.6 dell’Accordo di Parigi sul clima riguardanti il mercato del carbonio e i finanziamenti per i danni da eventi estremi subiti da paesi in via di sviluppo.

Ampio il malcontento per gli scarsi risultati di Madrid fra i giovani, Greta Thunberg ha detto che le COP sono un’opportunità per i paesi di negoziare scappatoie ed evitare di sollevare le proprie ambizioni. Tante le proteste negli ultimi giorni, anche dentro la COP. A che punto siamo con l’applicazione dell’Accordo di Parigi sul clima?

 

Lo scoglio dei diritti umani, carbon market e della perdita e danno

Il rispetto dei diritti umani dovrebbe essere scontato in qualsiasi campo, eppure non è così.La questione riguarda la loro inclusione nei nuovi meccanismi dei crediti di carbonio previsti dall’art.6 dell’Accordo di Parigi. Già col protocollo di Kyoto la compensazione delle emissioni e la realizzazione di impianti di energia rinnovabile ha talvolta comportato la violazione dei diritti delle comunità locali, popoli indigeni, di genere e altri.

L’ostruzionismo di alcuni paesi ha provocato la reazione del ministro dell’ambiente del Costa Rica, Carlos Rodriguez, che ha nominato in particolare Australia, Brasile e Stati Uniti per aver cercato di minare l’integrità ambientale del mercato del carbonio dicendo che tali posizioni sono inaccettabili.

Ostruzionismo degli USA e protesta in particolare da parte dei paesi africani anche sul mancato finanziamento del meccanismo Loss&Damage, perdita e danno, una sorta di assicurazione per gli stati più vulnerabili colpiti da eventi meteoclimatici estremi.

 

Le decisioni di COP 25

Costa Rica è la protagonista, in positivo, del negoziato; nelle ultime ore ha capitano, insieme a diversi paesi a cui si è aggregata anche l’Italia, una nuova alleanza negoziale, il Principio di San Josè. In questo documento, i paesi hanno chiesto che l’accordo finale del vertice serva a ridurre le emissioni globali , cosa che finora non è stata raggiunta. “Qualsiasi cosa al di sotto dei Principi di San Jose non creerà un mercato del carbonio equo e solido. Abbiamo bisogno di un risultato equo “, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente costaricano, Carlos Manuel Rodríguez.

La decisione principale di COP 25 è il Chile Madrid Time For Action, un documento generico e di intenti, su cui comunque ci sono state discussioni, il Brasile chiedeva di stralciare alcuni articoli sul riconoscimento dei rapporti speciali IPCC, e gli USA hanno fatto un plateale ostruzionismo dicendo che non trovavano il documento nel sito UNFCCC. COP 25 come detto è la blue COP, viene riconosciuto, ma sempre in modo generico, il ruolo e l’importanza degli oceani.

Alcuni documenti importanti sono stati approvati, fra cui uno su ricerca e osservazioni sistematiche e uno sui diritti di genere. I temi più importanti e spinosi sono stati rimandati alle prossime negoziazioni intermedie a giugno e a COP 26.

Obiettivo 2°C o meglio 1.5°C: a che punto siamo?

Di vere riduzioni dei gas serra se ne parlerà da ottobre alla Pre COP che si terrà in Italia e a novembre 2020 a COP 26 Glasgow. In Italia si terrà anche la COP dei giovani, il Ministro dell’ambiente Sergio Costa ha annunciato che è stata invitata anche Greta Thunberg.

Queste decisioni e le dilazioni non sono però in linea con la scienza, più volte invocata come riferimento a COP 25. Il nuovo GAP report ha anzi sottolineato che il divario di emissioni nel 2030 rispetto alla traiettoria necessaria per stare entro i 2°C, dai 15 miliardi di tonnellate di CO2 del 2015 è salito a 19 miliardi di tCO2. Di questo passo, il mondo rischia di surriscaldarsi di ben 3.5°C.

Benchè lontani dagli obiettivi sia della Convenzione UNFCCC sia di COP 21, l’azione politica va continuata. Per ridurre, come indica l’ONU, del 7.6% all’anno le emissioni non bastano gesti e serve una decisione politica forte e coraggiosa.

Tratto da IlMeteo

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