PFAS: a Padova e in Veneto il profitto viene prima della salute?

In un comunicato di AcegasApsAmga, ripreso anche da “il Mattino di Padova” di Domenica 21 Maggio 2017, l’azienda che gestisce le acqua del padovano dichiara rispetto alla scoperta di PFAS alla scuola De Amicis, come evidenziato nel rapporto di Greenpeace “Non ce la beviamo”, che <<Le acque dunque, non solo sono completamente sicure, ma rientrerebbero ampiamente anche nei limiti di sicurezza dei paesi con livelli di tolleranza inferiori all’Italia.>>

Verrebbe da domandarsi se i limiti delle sostanze perfluoroalchiliche del Veneto, viste le conseguenze di questi elementi sulla nostra salute come evidenziato nell’opuscolo riassuntivo “Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)” redatto da Spazio Salute Popolare e visto il luogo nel cui sono state rilevate, una scuola primaria, quindi a contatto con soggetti fragili come i bambini siano in linea con il principio di precauzione dell’Unione Europea nel quale si sostiene che la politica europea in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela ed «è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio “chi inquina paga”».

Sempre in base al principio di precauzione, che sancisce anche che chi ha inquinato deve pagare a differenza della tradizione italiana che consente a chi ha commesso reati ambientali di scamparla liscia, verrebbe da chiedersi se sia corretto che le analisi indipendenti delle acque siano a carico del cittadino o della collettività. Prendiamo ad esempio anche il caso di Monselice dove giustamente i privati si lamentano del fatto di dover pagare le analisi sui pozzi, proponendo in alternativa un fondo comunale, che però dovrebbe essere alimentato dai responsabili di questa catastrofe ambientale che sta colpendo il Veneto negli ultimi decenni.

Ritornando al caso della De Amicis va evidenziato nel rapporto di Greenpeace che solo in questa scuola è stato rilevato, seppur in basse concentrazioni, anche un altro composto detto PFNA sempre appartenente alla famiglia dei PFAS, che evidenzia la possibile presenza di altre fonti di inquinamento e la necessità di analisi più ampie e puntuali.

Come sostenuto anche da migliaia di cittadini in marcia alla manifestazione inter-territoriale di Trissino di Domenica 14 Maggio 2017, i limiti dei PFAS andrebbero portati a zero e i responsabili -a partire dalla Miteni- dei danni passati, presenti e futuri sulla nostra salute e quella delle future generazioni dovrebbero essere costretti a pagare.
Ma abbiamo la certezza che le istituzioni, dai Comuni alla Regione Veneto, e le società private di gestione delle acqua irrugua e potabile stiano facendo abbastanza? Il dubbio rimane…

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