Un nuovo inizio per il movimento No Grandi Navi

Ottima partecipazione (visti anche gli strettissimi tempi di preparazione) all’assemblea cittadina del movimento No Grandi Navi tenutasi lunedì 14 aprile in Sala San Leonardo a Cannaregio.

L’assemblea è iniziata con la proiezione di due video, relativi alle molte iniziative svolte dal comitato in questi due anni di attività, dalla “battaglia navale” in Bacino del 16 settembre 2013 al “tuffo collettivo” del 21 settembre scorso. Iniziative di lotta senza le quali il dibattito non sarebbe mai decollato a livello nazionale e internazionale e senza le quali amministrazioni e governi non avrebbero mai preso in considerazione l’argomento. Va ricordato tuttavia che molte di queste iniziative sono state punite con multe e decreti penali molto pesanti (oltre i 100.000 euro totali) nell’inutile tentativo di impaurire gli attivisti e fermare l’opposizione al passaggio dei giganti del mare attraverso la Laguna di Venezia.

L’assemblea è poi entrata nel vivo, affrontando la nuova fase della battaglia a partire dall’incidente di sabato 5 aprile, quando la MSC Preziosa, sbagliando manovra di attracco, ha distrutto un pontone in Marittima a San Basilio. Un incidente lieve, che fortunatamente non ha causato nessun ferito, ma che dimostra le bugie propagandate dal presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa quando sostiene che a Venezia nessun incidente è possibile grazie ai ridicoli “binari di fango”. Ai comandi delle 139.072 tonnellate della Preziosa non c’era Schettino, ma un pilota veneziano, coadiuvato da due rimorchiatori, esattamente come nel porto di Genova, quando la notte del 7 maggio la Jolly Nero (40.000 tonnellate di stazza lorda, una barchetta, in rapporto) ha abbattuto la torre-piloti causando nove morti e quattro feriti. La verità è che queste navi non sono controllabili, soprattutto in manovra.

Queste navi, quindi, non solo danneggiano rive e fondamente con l’enorme spostamento d’acqua provocato dal loro passaggio (basti guardare http://www.youreporter.it/video_grandi_navi_a_san_giorgio );
non solo dragano letteralmente il fondo naturale della laguna trasformandola ogni giorno di più in un braccio di mare sempre meno in grado di opporre resistenza all’onda di marea;
non solo bombardando gli abitanti in particolare di Santa Marta e della Giudecca di inquinamento acustico, vibrazionale mentre inondano la città di polveri sottili e meno sottili;

Le grandi navi sono anche pericolose e vanno allontanate senza più tentennamenti dalla nostra città. Per questo chiediamo che l’ordinanza ventilata dal Sindaco in questi giorni si concretizzi al più presto, crediamo sia un suo obbligo visto il ruolo di garante della salute e della sicurezza dei cittadini veneziani, senza più aspettare, oppure l’ordinanza di blocco la dovranno nei fatti emettere i cittadini.

Ma allontanarsi verso dove? Dov’è la localizzazione più corretta, equilibrata e definitiva, per queste navi sempre più numerose e grandi? Nell’ultimo anno i contrapposti interessi in campo hanno prodotto ben sette progetti di localizzazione alternativa alla marittima (Marghera, Contorta, retro-Giudecca, Vittadini, Claut, Fabbri e De Piccoli). Il più pericoloso dei quali è senza dubbio la “Grande Opera Contorta” fortemente voluta da Paolo Costa. Il progetto prevede il passaggio delle mega-navi attraverso il Canale dei Petroli e poi in Marittima imboccando il canale Contorta – S.Angelo. Attualmente poco più largo e profondo di un ghebo, percorribile quasi solamente a remi o con vela al terzo. Questo canale dovrebbe essere “ricalibrato” fino ad una larghezza di 140 m e una profondità di 10 m. Come dire “ricalibriamo un sentiero di montagna trasformandolo nell’Autostrada del Sole”!

Il trucco, subito tentato dalla lobby Porto-VTP,  dell’inserimento del Contorta nella Legge Obiettivo che avrebbe consentito di ritenere il canale “strategico”, così da accelerare procedure, saltare valutazioni e confronto, non è riuscito al presidente del Porto. Esiste infatti un Ordine del giorno del Senato, voluto con forza dalla Città, che obbliga al confronto tra tutti i progetti, anche se oggi non esiste uno strumento di valutazione di impatto ambientale in grado di compararli l’uno con l’altro.

Ma una valutazione d’impatto i cittadini l’hanno già fatta: nessun nuovo scavo in Laguna, nessuna ulteriore manomissione della morfologia lagunare può essere sopportata. La Laguna di Venezia ha già dato troppo al modello di sviluppo scriteriato, fatto di scavi e d’interramenti, alla portualità insostenibile. La città di Venezia può sopravvivere solo in rapporto, in equilibrio, con la sua Laguna, con le sue acque, perciò dovranno essere le navi ad adeguarsi alla città e non viceversa; tutte quelle troppo grandi si fermino fuori.

I progetti alternativi esistono, alcuni a uno stadio progettuale più avanzato di altri, ma la soluzione sta lì, fuori dalle bocche di porto di Lido. Consideriamo poi, se mai il sistema MoSE funzionerà, che con un innalzamento anche minimo del medio mare, le paratoie bloccheranno il porto di Venezia per la maggior parte dell’anno, con buona pace degli armatori e delle compagnie crocieristiche. La localizzazione in Bocca di Porto, quindi, è anche l’unica che può permettere di garantire, se non di aumentare, gli attuali livelli occupazionali.

Quindi è ora di dire basta davvero, le soluzioni ci sono, il pericolo anche, dobbiamo ripartire con la mobilitazione da oggi, nelle ore e nei giorni della decisione. Non possiamo non far sentire la nostra voce, la voce della città. Aspettiamo l’ordinanza del sindaco, vediamo di che cosa si tratta e quale sarà la risposta di un Governo nazionale che finora, con il suo silenzio, ha fiancheggiato la lobby crocieristica, poi costruiremo tutti assieme una grande giornata di mobilitazione, di blocco effettivo per la liberazione di Venezia da questi mostri galleggianti.

Intanto si parte con la campagna. Di idee e proposte ne sono fioccate davvero molte:

  • eventi e appuntamenti mestrini per coinvolgere anche i concittadini dall’altro lato della Laguna;
  • il proseguimento del coinvolgimento di personalità (da campioni sportivi agli attori presenti alla Mostra del Cinema);
  • la necessità di attraversare tutte le vertenze su Laguna e beni comuni;
  • la ricerca di nuove sinergie con i sostenitori del Parco della Laguna (che potrebbe essere anche un SI accanto al No grandi navi), o con i cittadini che stanno organizzando l’azionariato popolare per strappare alla speculazione l’isola di Poveglia (molti dei quali presenti in sala);
  • infine idee per un ulteriore allargamento della giornata di mobilitazione: dal coinvolgimento delle remiere e gruppi sportivi per un nuovo tuffo fino al blocco dei cancelli all’imbarco del Port, workshop di aquiloni per bloccare i mostri anche dall’aria …

Ma l’assemblea di lunedì ha dato soprattutto un’indicazione di metodo: d’ora in poi appuntamenti come quello di ieri non saranno sporadiche uscite di una realtà che sta “altrove” rispetto alla città, ma devono diventare il nostro pane quotidiano, il nostro modo per crescere, allargarci, aumentare forze e competenze.

L’assemblea di lunedì 14 segna la nostra nuova forma: le assemblee pubbliche diventeranno la regola. Saranno anche i momenti di discussione sui contenuti e sulle questioni operative, di decisione condivisa sui progetti e sulle manifestazioni. Solo così possiamo aspirare ad una reale dimensione cittadina che è la migliore garanzia di successo per la nostra battaglia.

Alla settimana prossima il nuovo appuntamento.

 

 Assemblea No Grandi Navi  del 14 aprile 2013