La Francia vieta il mais Ogm. L’Italia no e va verso la deregulation

Casomai qualcuno non lo avesse capito, è tutta questione di volontà politica. La Francia lo ha fatto. Invocando la nota “clausola di salvaguardia”, che consente ai Governi di impedire la commercializzazione di tutto ciò di cui non sia stata scientificamente garantita la salubrità, i nostri cugini d’Oltralpe hanno vietato la semina di mais geneticamente modificato nel suo territorio. L’Italia no. In compenso stiamo creandoci sopra una spettacolare confusione amministrativa che pare fatta apposta per spianare il campo alle culture Ogm.

Intanto, nell’anticipo di primavera che stiamo vivendo, il tempo della semina si sta avvicinando. L’imprenditore (non ci sembra giusto definirlo “agricoltore”) friulano Giorgio Fidenato che lo scorso anno in barba alla normativa ha coltivato il mais modificato Mon 810, si appresta a far il bis e non solo. Il suo ricorso al Tar del Lazio che sarà discusso il prossimo 10 aprile, ha buone possibilità di fare piazza pulita del pasticciato decreto ministeriale che lo scorso anno riuscì a bloccare, sia pure all’ultimo momento, la semina del mais Ogm in Italia dopo che la Commissione Europea gli aveva spalancato le porte.

Cosa succederà se il Tar del Lazio, che in questo caso è competente per tutto il Paese, concederà la sospensiva del divieto? Secondo la normativa, spetta alle Regioni stabilire i criteri di coesistenza tra una cultura geneticamente modificata e una tradizionale. Tali criteri, se pensati per difendere le normali coltivazioni dalla contaminazione, potrebbero essere talmente vincolanti da proibire, di fatto, la semina Ogm. Ebbene, allo stato attuale solo la Regione Friuli Venezia Giulia si è dotata di  una tale normativa. Col risultato paradossale che, se il Tar accogliesse il ricorso del Fidenato, costui potrebbe seminare mais Ogm in tutte le Regioni tranne che nella sua! C’è da dire comunque che l’imprenditore ha già fatto sapere che Tar o non Tar, Regione o non Regione, lui il suo Mon 810 continuerà ugualmente a coltivarselo. Anche continuando a pagare tutte le multe che gli venissero appioppate.

Ma, Friuli a parte, tutte le altre Regioni d’Italia – che non hanno avuto il loro Giorgio Fidenato – sono ancora all’anno zero! In poche parole, si rischia a primavera di assistere ad una deregulation totale dove tutti seminano  quello che vogliono e dove vogliono, anche a due passi dei campi coltivati a biologico e che, di conseguenza, perderanno così il diritto alla certificazione.

Un terremoto mica da poco per l’agricoltura italiana! Certo, come scrivevamo in apertura, è tutta questione di volontà politica. L’Italia potrebbe copiare paro paro la Francia dove, in attesa che la legge contro la coltivazione degli Ogm compia il suo iter parlamentare, il Ministero ha impugnato la sopra citata “clausola di salvaguardia” adducendo i tanti studi scientifici che testimoniano il pesante impatto ambientale che il Mon 810 ha sull’ambiente e sulla salute dei consumatori. In questo senso, si è espresso anche il parlamento italiano lo scorso anno votando una dichiarazioni di intenti. Adesso spetta, o forse dovremmo scrivere “spetterebbe”, al nuovo Governo recepirla. Sempre che ci sia la sopracitata volontà politica di farlo. Perché il tempo della semina è sempre più vicino.