Appello per la chiusura degli inceneritori

Il coordinamento dei comitati del Veneto ha diffuso il seguente appello in cui si chiede la chiusura degli inceneritori e una nuova politica sulla gestione dei rifiuti

Gli inceneritori, i cementifici e gli altri impianti che bruciano rifiuti emettono diossine in quantità tali, da poter superare lungo la catena alimentare i limiti di rischio  fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi i rapporti  sull’argomento sia  di Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova,  sia dell’Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente – ISDE). Perchè si bruciano i rifiuti anzichè riutilizzarli, come fanno  quasi tutte le aziende  che  si occupano  dei rifiuti?

Eppure  basterebbe una rapida indagine epidemiologica, basata sulle richieste di esenzione ticket dei malati di tumori  (i cosidetti codici 48 già in possesso delle   ASL ), per mettere in evidenza non solo l’aumento dei nuovi ammalati di tumore  e dei decessi nel corso degli anni,  ma anche la loro localizzazione rispetto agli inceneritori.
Analogo  risultato è stato messo in luce da indagini epidemiologiche svolte in Francia.  

Questo è un motivo più che sufficiente  per la chiusura degli inceneritori, sia per i sindaci che per i presidenti di regione, i quali  hanno la responsabilità legale della salute della popolazione.
In Italia funzionano circa  50  inceneritori,  e nel Veneto  sono rimasti  solo quelli di Padova  e  Schio.
Oncologi, ematologi, biologi ed altri scienziati li ritengono responsabili di centinaia di morti per tumore ogni anno: una strage che si consuma da oltre trent’anni, nel silenzio complice di quasi tutti i partiti.

Evidentemente ci  sono di mezzo forti  interessi: infatti la legge-truffa che regala milioni di euro di incentivi pubblici  all’incenerimento dei rifiuti non viene ancora cancellata dal Parlamento, nonostante le multe dell’Unione Europea.                                                                                                                             Intanto i sindaci che hanno adottato questi impianti  hanno fatto cassa per anni con gli utili degli inceneritori ( a Padova dai 10 ai 20 milioni l’anno!), senza  preoccuparsi  troppo  della salute della popolazione.
Ma adesso che  c’è una maggiore  coscienza della gente del pericolo tumore, i sindaci delle due città inquinate  da migliaia di metri cubi di fumi cancerogeni vogliono  davvero continuare su questa strada?

Alcune associazioni hanno protestato per l’aria e l’acqua inquinate dal PM10 da traffico veicolare: però queste polveri sottili sono poca cosa, soltanto la punta dell’iceberg dell’inquinamento di fronte ai miliardi di nano-particelle emesse giornalmente dagli inceneritori (PM 0.1), le quali possono trasportare lontano diossina ed altri metalli pesanti, che nessun filtro esistente riuscirà a fermare.

Ecco il perchè di questo appello, a nome di tutti i cittadini, affinché quanti hanno responsabilità e potere decisionale prendano a cuore la chiusura di tutti gli impianti nocivi alla salute.

 

 

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