In movimento contro il saccheggio

Gaia Righetto – In un tempo in cui la cricca leghista grida al rischio di invasione da parte dei migranti, nel tempo dell’allarme sicurezza lanciato dai destri e dai sedicenti sinistri, nel tempo del tentativo di scatenare la guerra tra poveri, la marcia di domenica da Cison di Valmarino a Follina ha messo luce su dove sta il vero pericolo, su dove sta la devastazione, su dove esiste concretamente un problema di sicurezza.
Nelle campagne e nelle città venete si sta perpetrando ormai da decenni, con un trend che non tende a diminuire, un vero e proprio saccheggio e depauperamento delle risorse naturali, del paesaggio e della salute di chi ci abita.
Uno degli esempi più eclatanti da questo punto di vista riguarda proprio l’utilizzo dei pesticidi in agricoltura. Il consumo di pesticidi avviene in maniera massiccia all’interno dell’agricoltura intensiva, esponendo l’ambiente circostante e le persone che ci vivono a dei rischi preoccupanti. La ricerca scientifica in merito è sempre più vasta e ormai sono conclamate le correlazioni tra l’esposizione ai pesticidi e l’affiorare di alcune malattie tumorali o neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. Ormai anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, come un potenziale agente cancerogeno.
Se poi ci si inoltra nella letteratura intorno ai danni all’agricoltura stessa e alla biodiversità i dati diventano sempre più preoccupanti. La produttività dei terreni agricoli viene compromessa e i pesticidi inquinano i terreni, l’aria, le falde acquifere mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di molte specie animali.
Nonostante i proclami di Zaia per ingraziarsi i possibili elettori green-addicted, nonostante il Pd e il governo facciano gli eco-friendly a comando, cambiamenti reali messi in atto dal mondo istituzionale non se ne vedono. I grossi, i medi e a volte anche i piccoli produttori continuano a diserbare, ignorando, spesso volutamente, gli enormi danni che provocano le monocolture e l’utilizzo dei pesticidi.
Ma non tutti sono disponibili alla reverenza cieca verso il mondo istituzionale, sempre pronto a inginocchiarsi di fronte ai grandi devastatori delle nostre terre.
Ovviamente le istituzioni esercitano un ruolo di subalternità rispetto agli interessi dei grandi speculatori, imponendo di fatto agli abitanti delle zone interessate e ai consumatori dei prodotti agricoli di quelle terre un avvelenamento sempre più allarmante. In questo modo le richieste di chi vive direttamente i danni dell’agricoltura intensiva vengono sistematicamente surclassate in nome del profitto di pochi, con la giustificazione classica della salvaguardia dei posti di lavoro.
Quasi 5000 persone domenica 28 maggio hanno marciato per opporsi al saccheggio dei colli del trevigiano e del bellunese, si sono organizzati, hanno coinvolto centinaia di associazioni, dimostrando come le questioni della salvaguardia ambientale, della salvaguardia della vita stessa siano centrali per migliaia di persone e non possano più essere letti come problemi secondari.
Le mobilitazioni come quella di domenica sono l’esempio di resistenza dal basso all’emorragia democratica.
Ora la sfida è riuscire a costruire pratiche alternative di gestione del territorio, assemblee permanenti e monitoraggio costante, per immaginare e realizzare insieme dal basso un’istituzione del comune in grado di imporre un ragionamento vero su un nuovo modello di sviluppo.
Lontano dai pesticidi, dall’agricoltura intensiva, dalle grandi opere, dalla cementificazione selvaggia. Contro il saccheggio dei pochi, per la vita di tutti.

Gaia Righetto – Comitato No Pedemontana Provincia di Treviso

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