RideWithUs tra i canali del Reno ed il parlamento di Strasburgo

La tappa Friburgo-Strasburgo con i suoi circa 80 km totalmente pianeggianti doveva essere l’occasione ideale per sciogliere le gambe dalle fatiche del giorno precedente e per condividere il modo di pedalare del gruppo che si è completamente rinnovato oggi. Infatti la partenza di Maurizio, Roberto Gu. e Nadia corrisponde con l’arrivo di Ivan, Alberto LG, Corina, Sefano, Roberto Gi, Mario e Renato.
Le previsioni meteo del giorno precedente prevedevano un tempo instabile, ma per fortuna senza pioggia persistente, accompagnato da un gradito vento da sud-ovest che equivale a vento in poppa per una parte del tracciato. Le condizioni ideali per una bella pedalata in compagnia.
Alla partenza si sono uniti a noi anche Hans, Markus, Thomas, Claus, Philipp e Christiane della sezione di Friburgo dell’associazione di ciclisti tedeschi ADFC (un po’ il corrispettivo della FIAB in Italia) che hanno deciso di pedalare con noi fino a Strasburgo.
Purtroppo, proprio in fase di preparazione delle biciclette prima della partenza, Viviana scivola sul pavimento abbondantemente bagnato della reception che l’hotel ha deciso di pulire proprio nel momento di punta del check out.
La brutta caduta di Viviana richiede l’intervento dei sanitari locali e suggerisce di richiamare il pulmino appena partito per essere pronti nel caso a riportare la sua bicicletta verso casa.
I nostri due medici, Renato e Roberto, restano con lei assieme a Paolo e Ugo, in modo di avere un bel manipolo di ciclisti in grado di raggiungere rapidamente Strasburgo.
Il resto del gruppo inizia a muoversi lentamente verso il destino della tappa, anche per evitare che si crei un’inutile confusione con circa 30 persone in attesa con le proprie biciclette appena fuori dall’ingresso dell’hotel.
Dopo il breve tour cittadino alla bella cattedrale e al palazzo comunale, iniziamo la nostra pedalata in una bella e calda giornata primaverile. Controlliamo per sicurezza la nostra agenda per essere certi di non esserci sbagliati. Segna il 2 novembre ma, mentre la nostra testa cede alle evidenze di essere in effetti a metà autunno, il nostro corpo rimane convinto di trovarsi in una giornata primaverile e alla prima sosta ci spogliamo tutti dall’abbigliamento troppo pesante per indossare qualcosa di appunto…più primaverile.
Evidenti segnali di un clima che sta cambiando, anche più velocemente di quanto previsto, e che richiede di essere contrastato da azioni concrete e non parole vuote.

Questo ci da ancora più carica per pedalare verso Brussels con le richieste di un’azione rapida contenute nelle lettere che trasportiamo con noi.
Gli amici di ADFC ci raccontano nel frattempo di una bella iniziativa in atto a Friburgo. Qui sta nascendo un gruppo denominato Rad un Fuss Entscheid Freiburg che ha la finalità di introdurre anche a Friburgo una legislazione locale come quella in essere a Berlino, attraverso la quale si assegna un ruolo centrale alla mobilità dolce (pedoni e ciclisti) a livello cittadino, in termini di diritti stradali, infrastrutture e investimenti. Gli amici tedeschi accolgono con entusiasmo la nostra proposta di estendere una simile richiesta a livello europeo, invece che solo cittadino, e ci promettono di farci avere una lettera che noi ci impegniamo a lnostra volta a trasmettere personalmente alle istituzioni europee.
Mentre continuiamo la nostra pedalata tra canali del Reno e chiuse del fiume ci arriva la notizia che Viviana non può continuare il viaggio con noi e deve fermarsi qualche giorno in ospedale prima di poter rientrare a casa.
I tre ciclisti che stavano rientrando verso casa caricano la sua bicicletta sul pulmino per renderle più semplice il viaggio di ritorno e i quattro del gruppo che erano rimasti a farle assistenza in ospedale partono verso le 13 per raggiungerci a Strasburgo.
La parte principale del gruppo arriva poco dopo le 15 nella città francese e si dirige alla sede del Parlamento europeo per una foto di rito davanti all’istituzione da parte di cui ci aspettiamo una risposta seria e forte al cambiamento climatico in atto.
Il tempo di rilassarci un’oretta e mezza nel centro di Strasburgo e ci raggiungono Paolo, Renato, Roberto e Ugo che hanno percorso la tappa a velocità sostenuta, nonostante le bici cariche di bagagli.
Anche l’ottava tappa è ora in archivio, con il primo arrivo in una delle tre città scelte simbolicamente per rappresentare l’Europa e il ruolo che ci aspettiamo assuma a livello internazionale nella lotta al cambiamento climatico.
Ma il tour non è ancora finito e domani ci aspettano gli oltre 150 km della nona tappa verso Ludwigshafen, che le previsioni meteo ci dicono essere accompagnati dalla pioggia, ma sembra (e lo speriamo tutti) anche da un vento discreto di poppa piena.
Il tempo di alzare i calici per un brindisi alla salute di Viviana e non ci rimane che correre a letto per il meritato riposo.
Daniele Pernigotti

Tra canali navigabili e paramenti bunkerizzati
Quella che potremmo definire una tappa “mangia e bevi”, pedalando tranquillamente lungo la campagna e i primi canali che si ramificano dal Reno (che ritroviamo dopo aver già costeggiato nelle precedenti giornate), fino alla comparsa dei maestosi filari di platani che annunciano la Francia.
Usciti da Friburgo accompagnati e guidati dai colleghi dell’associazione tedesca impegnata sui temi della ciclabilità, abbiamo così pedalato tranquilli sotto un cielo cangiante fino a Strasburgo e al Parlamento Europeo; che purtroppo mi appare sempre più (e troppo) “bunkerizzato”, assomigliando più alla sede di una multinazionale che ad un edificio “pubblico”, simbolo di una comunità di paesi e di persone.
Comunque, bellissimi i grandi canali navigabili e piacevole anche il giro in città (dove abbiamo portato un po’ di scompiglio tra i tanti turisti) con il gruppo arricchito dall’arrivo da Venezia di nuovi compagni di viaggio.
Purtroppo però per tutta la giornata il pensiero ritornava a Viviana Trentin che, scivolata nella hall dell’albergo a Friburgo, ha dovuto fermarsi in ospedale per accertamenti e il successivo ritorno a casa. A lei correvano i nostri pensieri, aspettandola presto in sella. Un saluto anche agli altri quattro colleghi di viaggio che avevano già programmato di rientrare dopo questa tappa.
Stefano Munarin

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