Il Veneto in movimento. Ambiente, diritti e democrazia contro le grandi opere

Come ai tempi del referendum sull’acqua. Con qualcosa in più. La marea che si è riversata a Venezia, questo sabato pomeriggio di un 30 novembre da ricordare, ha ricordato per tanti versi il popolo del referendum vittorioso contro la privatizzazione dell’acqua. Ma, come abbiamo scritto, con qualcosa in più: la consapevolezza che non è solo l’acqua il bene comune da difendere sulle barricate della democrazia e della partecipazione. Beni comuni sono anche la laguna (devastata dalle grandi navi), le montagne (devastate dalle cave), il patrimonio immobiliare delle università e dei Comuni (devastato dalle svendite ai privati e dall’alberghizzazione), i fiumi (devastati dalla mancanza di interventi contro il rischio idrogeologico), il paesaggio (devastato dalla cementificazione), la salute (devastata dall’inquinamento causato da cementifici, carbone e da una politica energetica obsoleta), la cultura (devastata dai tagli alla scuola pubblica), l’ambiente (devastato da grandi opere inutili e dannose come la Tav). Beni comuni da difendere e tutelare al pari dell’acqua sono anche il lavoro, lo studio, la democrazia, i diritti. Ecco perché i comitati, le associazioni, i movimenti del Veneto che hanno aderito alla manifestazione sono stati oltre 160. Ecco perché le calli e le fondamenta di Venezia sono stati invasi da un “fiume in piena” di oltre 1500 persone.
La manifestazione comincia con la consegna dei regali. I tanti comitati presenti ci tenevano di cuore a ringraziare la Regione Veneto per il suo impegno nella tutela dei beni comuni. E così, l’entrata agli uffici regionali sul piazzale della Stazione è stata prima chiusa con le reti prelevate dal cantiere della centrale idroelettrica dalla Valle del Mis e che, in fin dei conti, era roba loro, e poi ricoperta di cemento (regalo dei comitati contro Veneto City), di fanghi (dono delle associazioni contro lo scavo del canale Contorta), di calcinacci e macerie trovate all’interno delle case abbandonate dall’Ater (portati degli occupanti) e tanti altri doni.

Quindi il corteo si è messo in movimento. Tante bandiere, tanti striscioni, tanti cartelli per ricordare le tante battaglie che si stanno combattendo nel territorio, dalle montagne bellunesi alle lagune, in difesa dell’ambiente e dei diritti. Tante battaglie per una sola battaglia. Perché la sola “grande opera” che ci piace è “casa e reddito per tutti”. Perché i soli interventi che vogliamo sul territorio sono quelli mirati a tutelarlo. Tanti striscioni dietro ad un unico grande striscione che ha aperto il corteo: “Salviamo il Veneto”. Lo seguivano movimenti, sindacati, comitati e associazioni i cui tanti nomi non provo neppure a riportare. Il lettore mi perdoni se vado dietro al cuore e ne citerò una sola: Ya Basta. Per alzare le sua bandiere, sono arrivati a Venezia tanti migranti. Molti dei quali donne. Anche loro sono una bene comune da difendere e tutelare contro politiche razziste e segreganti, contro luoghi comuni e discriminazioni giornaliere. In fondo al lungo corteo qualche bandiera di partito (poche per la verità) che pareva interrogarsi sul suo ruolo non soltanto in una manifestazione come questa ma sul suo stesso senso esistenziale in una politica oramai abbruttita da larghe intese e deprimenti talk show televisivi su scandali e processi.

“Tante sensibilità, tante anime e tanti sguardi nuovi che oggi hanno saputo confluire in una visione comune per camminare verso un governo partecipato dei beni comuni che non ammette più deleghe di sorta” così ha poeticamente descritto il corteo Valter Bonan, sceso in laguna dal bellunese con suoi comitati per l’acqua. “Ritengo fondamentale – ha concluso l’ambientalista – aprire nuovi spazi, riconosciuti anche dalle istituzioni, dove i cittadini possano partecipare direttamente al governo dei beni comuni”. Altra voce dal corteo è quella di Gigi Lazzaro, responsabile regionale di Legambiente “Speriamo che questa grande manifestazione sia utile a far cambiare direzione ad un governo regionale tutto improntato sul consumo del suolo e delle risorse naturali. Siamo in crisi ambientale. La dimostrazione di oltre 160 associazioni dimostra che siamo oramai alla frutta. Bisogna cambiare drasticamente direzione. Se chi governa non è in grado di farlo si faccia da parte”.  Francesco Miazzi, Lasciateci Respirare di Monselice, sottolinea “il grande segnale ricompositivo che non si vedeva dai tempi dell’acqua e del nucleare”. “Un momento di partecipazione che non si forse mai visto in Veneto – spiega Miazzi – e che collega in un unico filo le grandi battaglie contro le grandi e devastanti opere con tutte le piccole iniziative di lotta in difesa del territorio sparse nella regione. Ma l’aspetto più interessante è forse quello che coniuga le migliaia di piccole opere utili che potrebbero essere inserite in un programma di riconversione ecologica, con le battaglie per il reddito e il diritto alla casa, rigenerando e potenziando in questo modo il concetto di difesa dell’ambiente”.

Il lungo corteo ha percorso pacificamente Venezia, dalla stazione alla marittima passando per il ponte dell’Accademia. Qualche momento di tensione solo sul ponte Molin che porta alla Marittima da dove salpano le grandi navi. Uno sbarramento della polizia voleva impedire il passaggio al corteo ma la determinazione dei manifestanti li ha convinti ad arretrare ed a consentire agli attivisti No Grandi Navi di appendere alcuni striscioni sulla panchina.

Quindi, mentre sulle città lagunare calavano le ombre della sera invernale, il corteo si è diretto a Santa Margherita per la conclusione dell’iniziativa. Senza dimenticare, negli slogan e nei pensieri, gli amici e i compagni che, in contemporanea, manifestavano a Vicenza contro la presenza di Forza Nuova. Già. Perché anche l’antifascismo che sta alla base della nostra democrazia è un bene comune. Un bene delicato e perennemente in bilico da tutelare e difendere con una attenzione continua e costante.

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